Rico de Souza racconta di aver comprato la sua prima tavola da surf di madeirite nel 1964, dopo aver messo da parte i soldi partecipando a lotterie e vendendo bottiglie, giornali, pesi di piombo e altri oggetti. La acquistò in una segheria di Arpoador, vicino al laboratorio di Francisco Otaviano, il padre di Petit.

Ripercorrendo la sua infanzia, Souza descrive il sogno di possedere una tavola e l’immaginazione di sé mentre faceva surf. All’epoca, dice, il surf era poco conosciuto in Brasile, non esistevano pubblicazioni nazionali dedicate a questo sport e i surfisti erano spesso considerati fannulloni con i capelli lunghi. Anche i suoi genitori non erano entusiasti del suo interesse, ma lui continuò a perseguirlo.

La tavola di legno era difficile da usare. Souza racconta che non galleggiava bene, perciò doveva tenerla con una mano e pagaiare con l’altra per entrare in mare. I surfisti usavano inoltre una sola pinna, sulla gamba posteriore, e questo poteva rendere più difficile alzarsi in piedi.

Souza faceva surf al Pontão di Leblon con amici tra cui Serginho, Ratinho do Leblon, Ricardo Faquir, Estrela, Carlos Mudinho e Geraldinho. Ricorda che le condizioni del mare erano diverse da quelle odierne: l’inquinamento incideva sulla qualità dell’acqua e il petrolio e il catrame delle navi lasciavano talvolta macchie nere sulla pelle e sui piedi dei bagnanti.

Nonostante queste difficoltà, Souza racconta che Leblon diventò il suo primo grande centro per il surf e il luogo in cui iniziò a costruirsi una vita nello sport. Descrive la prima tavola, comprata grazie ai suoi sforzi, come l’inizio di quel percorso.

Fonti: Globo Esporte.